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venerdì, 29 giugno 2007

un cavaliere.....

Farmi leggere...  mi ha chiesto se mi farò leggere... in verità è qualcosa che non mi si addice, anche se ho messo su questo blog e se in modo più o meno camuffato ho cercato di dire qualcosa di me. Ho cercato di tirare fuori certe cose che sento. Io sono più semplicemente qualcosa di indefinito, sono vago, un soffio d'aria, qualcosa che un attimo c'è e l'istante dopo.... per questo il blog fa molto per me... Sotto ho anche messo un accenno a un mito, un cavalire, del tutto inesistente, Un cavaliere fatto delle sua sola armatura, di  null'altro, un cavaliere più vero di tutti i cavalieri veri, più coraggioso, più forte e sensato. e  passionale di tutti i cavalieri che mai hanno soclato la terra, inventati e veri...

Magari pian piano il tempo mi cancellera, la mia armatura cadrà e non resterà più assolutamente nulla, ma allora si potranno forse capire meglio di me che le cose che sento sono vere e che in realtà nella mia vacuità sono presente come ogni altro cavaliere, anche se fatto della sola armatura e delle sole parole.... non mi sento altro davvero in questo momento.....

postato da: aaabbz alle ore 20:38 | link | commenti (20)
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mercoledì, 27 giugno 2007

In fondo che ci vuole...

in fondo che ci vuole  a farsi un po di male, basta una cosa semplice, magari soltanto  non dicendo una cosa che vorresti, o lasciando che quello che senti scada in secondo piano, sotto una fila di cose del tutto inutilmente importanti.....
postato da: aaabbz alle ore 21:04 | link | commenti (13)
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venerdì, 22 giugno 2007

ieri sera aspettando... pensavo...

La musica è' ritmo, è il su e giù, mettere e levare.  qualcosa come il sesso. Sesso e sentimento oppure sesso e sensazioni.  Nella musica recente è freddo, agghiaccinte: suona acuto, distorto, percosso... il metal ad esempio.... Il movimento fa male, è violento, taglia, stride. Forse porta all'esterno ferite che stanno dentro.
I sentimenti sono più dolorosi ultimamente. Forse si è capito che fare e farsi male è infinitamente più semplice. Il bene ha perso... chi lo considera più?.....

Quella cosa che ho scritto (per il concorso su Rimini)  ...cliccando qui la si ritrova...  qualcuno l'ha letta, ci sono anche dei commenti,  spero anche in altri:.Non è lunga anzi e poi quel poco tempo che rappresenta, 24 ore, un inizio. E' quello che conta e che volevo dire.

postato da: aaabbz alle ore 16:16 | link | commenti (18)
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sabato, 16 giugno 2007

Potresti?

"Potresti diventare un arcangelo, un pazzo, o un criminale e nessuno se ne accorgerebbe. Ma se perdi un bottone... Beh, tutti se ne accorgono subito"
lo ha detto Erich Maria Remarque, e credo che abbia perfettamente ragione, ieri ho perduto un cazzo di bottome e.... il resto è routine..... 

(PS sotto ho scritto una cosa... per un concorso su Rimini... c'è un po' di oblio... ultimamente... se io non ci sto, qui non succede nulla... ehhhe questo è il  bello dei blog che tutto si paga come nella vita...  che differenza c'è?  nulla ovviamnte.... )
                                                    ...Non è un Racconto...
                      

(Ppss: Le immagini che sono in questo blog vengono tutte da una mia speciale attrazione, o forse potrei dire ossessione per un cosa... si chiama 2046 per capirne lascio una traccia... )
                                                              ..2046..

postato da: aaabbz alle ore 16:19 | link | commenti (9)
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lunedì, 11 giugno 2007

L'ALBA

"... L’ora in cui si è meno sicuri dell’esistenza del mondo…"

"... Armatura bianca, lucida e pulita e portamento regale:

Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli altri di Corbentraz e Sura,

cavaliere di Selimpia Citeriore e Fez...."

.

Mitico Cavaliere.. ancor più Inesistente del mondo all’alba…
molto simile a un blogger... :)
[da dove vengono queste frasi... non dico,,, si sa!]

postato da: aaabbz alle ore 19:35 | link | commenti (6)
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venerdì, 08 giugno 2007

Così a Rimini...

[breve racconto inserito per un concorso]

- Questa è l’ultima volta, giuro, che vengo a Rimini senza le pinne! -

- Dai Valentina vieni che ti do cento metri di vantaggio!!! -

- No!  non vale tu hai le pinne! -

- Ma che dici non è vero! -

- Sì, hai dei piedoni grandissimi e io li ho piccolissimi!!! –

- Stupida! -

- Sì, per questo vinci tu! -

Giorgio cercò di afferrarla

Valentina correva di già verso la riva.

Era scappata via come una gazzella e Giorgio era fermo, a guardarla.

Correva senza badare che stava schizzando tutti.

- Dai fermatiiii -

Urlò Giorgio facendo uno scatto per inseguirla.

Giorgio e Valentina raggiunsero la riva continuando a correre tra gli ombrelloni.

Marco, Dino e Annetta stupiti, sulle sdraio accanto all’ombrellone, li guardavano.

Gridavano e ridevano facendo voltare la gente,

molti sorridevano, alcuni restavano seri o seccati.

Poi le loro risa si allontanarono:

correvano tra le cabine.

Giorgio era arrivato a Rimini la sera prima insieme ai suoi amici, Marco e Dino.

In quell’anno, tutti e tre avevano festeggiato il loro diciottesimo compleanno.

Giorgio li aveva festeggiati appena un mese prima.

Era la prima loro vacanza da grandi.

Fra i vari luoghi possibili avevano scelto Rimini per il suo mito di posto molto vitale.

L’ Hotel era il meglio che avevano trovato su internet al prezzo che consentiva a tutti e tre di restare per almeno una settimana.

Valentina e Annetta venivano a Rimini già per il terzo anno consecutivo,

in quello stesso hotel.

I ragazzi arrivarono il primo lunedì di agosto intorno alle tredici, in treno e poi in autobus.

Valentina e Annetta stavano sedute sull’altalena presso all’ingresso.

Giorgio trascinando la valigia, notò due occhi rapidi e che lo scrutavano.

Ricambiò lo sguardo e gli parve di trovare, sulla bocca brillante di lei, un sorriso trattenuto.

Si avvicinò offrendosi di spingerle.

- Va bene, ma forte!!! – fece Valentina

Giorgio le spinse con forza, fino a spostare l’altalena.

Dina volle scendere.

Il vecchio gruppo di amici di Rimini, delle ragazze, non si era riformato quell’anno, e per il giorno seguente Dina e Valentina avevano un ombrellone per loro due soltanto.

La sera stessa andarono insieme in pizzeria, sul lungomare.

Dopo presero per il passeggio, in una piccola folla,

che scivolava lungo le vetrine illuminate dei negozi aperti fino a tardi.

Giorgio domandò a Valentina se amava leggere.

Qualcosa leggeva di tanto in tanto.

Giorgio amava molti libri, di uno in particolare si era invaghito.

Ma non specificò quale: Valentina si era fermata a guardare degli oggetti in un negozio.

- Tu sei un poeta vero? – domandò Valentina riprendendo a camminare

- Un poeta? -

- Sì!-

- A volte scrivo delle cose, ma non so se possano chiamasi poesie -

- Voglio una poesia per me -

- Una poesia per te.?... ora?

- Sì ora -

Giorgio, subito dopo non seppe trovare una ragione per cui questa cosa accadde.

- Tu … sei … stupenda – le disse

In realtà era un suo pensiero, ma nonostante ciò, non sapeva capire come avesse potuto, non sembrava proprio il caso.

- non mi sembra una poesia -  

Giorgio le vide gli occhi ridenti, azzurri e luminosi.

Sentì il suo profumo, la sua presenza, il suo corpo,

cera in lei una forza vivissima, una fiamma incandescente,

che l’agitavano in modo meraviglioso.

- Ma tu lo sei -  disse Giorgio seguendo quelle sensazioni.

Valentina sorrise.

- Anzi – decise di dirle di più, tutto ciò che sentiva.

- Tu… sei un angelo -

- Non credo – disse Valentina

- Guarda che sono cattivissima -

- Cattivissima? -

- Certo sono moooolto stronza -

- Beh sei uno di quegli angeli moderni, del tipo del film “Angel-A”,

che vivono tra la gente di questo tempo: un angelo un po’ stronzo,

che se non fosse così non potrebbe restare, dovrebbe riparasi fra le nubi.

-Si… - Valentina rideva… gli chiese di quel film accostandosi.

Valentina era molto vicina, e Giorgio fini per abbracciarla intorno alla vita.

Camminarono stretti per tutto il marciapiede

finché non termino per una strada da attraversare.

Si sciolsero.

Valentina riprese a camminare con  Annetta.

Dietro di loro, Giorgio, camminva e rideva di ogni cosa, e quella viva contentezza contagiò anche Dino e Marco.

Più tardi, erano le due passate, nella sua stanza, stanco morto,

Giorgio si chiedeva… eppure gli sembrava strano pensare una cosa simile,

così inadatta a lui. Si chiedeva se non fosse tutto un sogno.
E ancora più incredulo,
si disse che, fosse stato un sogno,
non avrebbe voluto più svegliarsi.

Si addormento pensandoci.

La mattina seguante Valentina lo aspettava sulla spiaggia

Quella mattina in cui si rincorsero per tutto il tempo….

 

Questa storia dovrebbe essere inventata e quindi tutti i riferimenti a fatti e persone dovrebbero essere più o meno casuali.

Poi in fondo non è successo nulla. Però a volte, proprio quando non succede nulla, accadono più cose, magari dentro.

Questo racconto va dalle ore 13.00 circa del primo lunedì di Agosto

(il mese successivo a quello del diciottesimo compleanno di Giorgio)

alle 13.00 circa del giorno seguente.

Lascio qui il racconto, è l’inizio, ma un inizio straordinario.

Non per la scrittura, straordinario è quello che vorrebbe dire,

parlo del momento in cui il sogno si accende, l’istante fatale, magico.

Poi accaddero altre cose più concrete, meglio quantificabili.

Ma non per questo…

Rimini fu un teatro magnifico, con le sue immagini: le luci, i colori. il mare, la spiaggia, i locali, i negozi sempre accesi, le notti fluorescenti, albe silenziose.

e le persone, come attori inconsapevoli:

coppie di passaggio sul lungomare, per ritrovarsi e rimettersi ancora in gioco ,

giovani alla ricerca di un impulso vitale, così intenso da dare un po' di forza o di coraggio per crescere e sentirsi adulti.

anziani, senza indugi tra passato e futuro che dietro alla vivacita del presente,

e bambini,  che sentono tutto, di riflesso, magari semplicemente dagli occhi insolitamente più aperti e inclini al sorriso dei genitori.

Tutto questo mi è venutopiùttostodi getto, qualcosa correggo, ma più che altro l’ortografia, e queste accidenti di lettere che mi si incasinano spesso sotto le dita e mi fanno uscire delle parole inesistenti, a volte mi viene voglia di inventarne nuove, ma non credo che mi si capirebbe poi.

In realtà vorrei dare seguito alla storia, vorrei raccontare tutta la settimana, anche solo per dire come io credo possibile che un sogno possa resistere alla realtà.

Anche quando accade qualcosa che lo getta via, non va abbandonato.

A me è capitato di pensare che di certi sogni se ne può fare a meno,

che solo dopo una settimana siano tutti da buttar via,

e se durano così poco, in fondo non valgono neppure quel poco.

Ma poi col tempo ho capito che non è così,

il sogno che ciascuno ha dentro è la cosa più forte,

è un seme i cui germogli sono sempre pronti a rifiorire.

Forse lo farò, racconterò tutto il resto,

tanto ormai sono in ballo e la musica regge,

con calma però, qualche riga ogni tanto,

il sogno ha i suoi tempi,

postato da: aaabbz alle ore 22:15 | link | commenti (8)
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