Ci riprovo, questo è il terzo tentativo, in post precedenti ho messo due storie per questo concorso.
Questa è la terza, e come dice il proverbio… (domani la rileggo e aggiusto qualcosa)
Si tratta di un’estate un po’ andata, che quasi non ricordavo, ma pian piano torna tutto a galla. Ero partito per una vacanza di riposo. Due ore d’auto circa, senza aeroporti, traghetti e rotture varie. Comunque non andavo da solo, venivano con me due miei colleghi, anche loro senza il desiderio di preparare una grande impresa, e si decise per l’impresa no-problem. Partimmo di sabato, al mattino, non prima delle otto e non arrivammo più tardi delle dieci. Comunque, non finisco ad arrivare nell’ hotel, che mi prendo una storta sul gradino che conduce alla reception. Ancora prima di finire la registrazione, la mia caviglia si era gonfiata. Manco a dirlo, mezz’ora più tardi sono in ospedale. Un’ infermiera con un viso molto delicato e un paio di occhi chiari che spargono miele a profusione, mi accompagna alla sala gessi. Mi ha abbandonato a un energumeno che pareva divertirsi un casino a martoriarmi, prima di decidersi a mettere su il gesso. L’infermiera dagli occhi di miele era sparita quando uscii col gesso, e in breve fui spedito a casa, ovvero al mio hotel. Ovviamente i miei due amici... amici? Avevo detto colleghi. Perché se gli amici si vedono nel momento del bisogno, questi due non li ho quasi più visti. Beh… non posso biasimarli. La sera non potevo certo andare per locali e neppure in giro per il passeggio. Al mattino io mi alzavo verso le nove, presto, molto presto rispetto a loro che la sera rientravano quando le ore piccole iniziavano a non essere più tanto piccole. Si alzavano per pranzo, a volte neppure. Quell' estate, proprio quella in cui finii per trovare in una libreria, il Cavaliere inesistente di Calvino e di cui un po’ ho mormorato su alcuni post precedenti. Non a caso mi è tornato in mente mentre scrivevo di Rimini, ma andiamo avanti... Mi sono un po’ dato alla lettura e dopo quel piccolo libro che mi aveva preso non poco, ne lessi altri, più voluminosi anche se meno eccitanti. Comunque mi ero procurato dei bei sigilli che mi premettevano di andare in spiaggia, nonostante il gesso. Non potevo andare in acqua, ma almeno il sole me lo prendevo, e mi osservavo un po’ di movimento. Inoltre il signore dell’ombrellone accanto iniziò a prendermi in simpatia, e visto che non potevo fuggire tanto facilmente, mi raccontò qualcosa della sua vita. Nulla che si può aver voglia di leggere in un racconto. Però cose non troppo tristi e neppure sterili. Poi non durava a lungo, e dopo un po’ se ne scendeva sulla riva a rincorrere i figli. Restava a tenermi compagnia la sua dolce metà, una signora, con un viso delicato. Teneva anche un bel po’ di miele, in mezzo a tutto quell’azzurro degli occhi, che risaltava anche per via dell’abbronzatura, nonostante un po’ nascosti da capelli chiari intervallati a ciocche più scure. Non era l’infermiera ovviamente! Chissà perchè mi incontro sempre volti delicati con occhi così, o forse sono io che ci scovo facilmente queste cose. Sembrava timida. Ci si guadava appena, a volte qualche parola. Eppure, a dire il vero, se la mattina non la vedevo lì, e temevo che non venisse affatto, mi dispiaceva. Per i maliziosi, c’è da dire che io non ebbi di quelle idee… sì, insomma, ci siamo capiti. Io credo che a volte, con il fatto del sesso, si tagli quasi tutto di quello che può esserci tra un uomo e una donna. Non voglio dire di essere un santo, solo che al volte si pensa troppo in fretta. Comunque, se questa può considerarsi una storia, potrei già dire che ci siamo quasi. Come al solito nelle mie storie non accade un accidente di niente. Ma non sento di essere inconcludente. Le mie storie tendono a sfuggire per conto loro, mi scappano dalle mani. A volte ho proprio il dubbi che sia possibile che una storia si possa fermare. Mah… Comunque… Mentre il sole lentamente calava alle spalle di Rimini e il cielo si tingeva d’arancio… io zoppicando rientravo in hotel, e quei due maledetti… amici? Già erano usciti di nuovo. Meno male che l’hotel era pieno di persone e storie… che correvano per conto loro.... La signora della spiaggia non l’ho più rivista. Il marito mi aveva lasciato il loro numero, e sono stato diverse volte lì lì per farlo, ma come dicevo le storie vanno per conto loro… però il suo viso e i suoi occhi e quel sorriso leggero e forse timido li ricordo perfettamente ora che ci ripenso.